Gaslighting, ghosting e red flag: parliamo del linguaggio psicologico

Da gaslighting a burnout: alcune domande sulle parole della psicologia entrate nel linguaggio quotidiano

Gaslighting, ghosting, red flag, overthinking, burnout. Parole che fino a qualche anno fa appartenevano a contesti specifici sono entrate nelle conversazioni, nei social e nel modo in cui raccontiamo noi e le nostre relazioni.

La terapia non ci salverà di Giulia Bergamaschi, un libro che spinge a interrogarsi proprio sulla crescente psicologizzazione della vita quotidiana, parla (anche) di questo e, oltre a essere una lettura davvero consigliata, dà una spinta a tutta una serie di considerazioni che è il momento giusto di fare.

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La dottoressa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e psicoterapeuta interazionista, parte da questa riflessione per rispondere ad alcune FAQ sul modo in cui utilizziamo il linguaggio psicologico. Se volessi approfondire questi temi o iniziare un percorso con unə psicoterapeuta online, puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

1. Che cosa significa psicologizzazione del linguaggio?

La psicologizzazione del linguaggio riguarda il modo in cui parole nate in ambito psicologico o diventate popolari attraverso la psicologia vengono utilizzate per descrivere esperienze quotidiane.

Oggi può capitare di definire una persona “tossica”, una relazione “disfunzionale” o un comportamento una “red flag”. Queste parole possono aiutarci a raccontare qualcosa che prima faticavamo a nominare. Ma possono anche diventare categorie attraverso cui interpretiamo una situazione prima ancora di chiederci cosa stia succedendo.

Il punto non è smettere di usarle. È domandarsi cosa ci permettono di vedere e cosa, invece, rischiano di lasciare fuori.

2. Gaslighting, ghosting e red flag ci aiutano a capire le relazioni?

Dipende da come utilizziamo queste parole.

Con gaslighting si indica generalmente un comportamento attraverso cui una persona porta un’altra a mettere in dubbio la propria percezione di ciò che è accaduto. Ghosting permette di nominare l’interruzione improvvisa di una comunicazione senza spiegazioni. Una red flag indica invece qualcosa che interpretiamo come un segnale di allarme.

Sono espressioni che possono essere utili per raccontare rapidamente un’esperienza. Il rischio è che diventino una spiegazione prima ancora di aver provato a comprendere quello che è successo.

Dire “mi sta facendo gaslighting” o identificare un comportamento come una red flag produce già una lettura della relazione. Prima della parola, però, esiste ciò che è successo tra quelle persone e il significato che ha assunto per chi lo sta vivendo.

In un percorso con unə psicoterapeuta online può essere utile partire dalla parola utilizzata e poi provare ad aprirla: cosa stiamo chiamando gaslighting? Cosa è successo? Come abbiamo interpretato quel comportamento? Che cosa ha prodotto nella relazione?

3. Usare parole psicologiche significa patologizzare quello che viviamo?

Non necessariamente. Avere più parole a disposizione può permetterci di riconoscere e comunicare esperienze che prima rimanevano difficili da raccontare.

Il rischio nasce quando la parola smette di essere uno strumento e diventa una spiegazione completa.

Overthinking, burnout, trauma, narcisismo: utilizzare un termine può dare una forma a ciò che stiamo vivendo. Ma nessuna parola racconta automaticamente perché quella situazione abbia assunto proprio quel significato per noi.

Come osserva Bergamaschi in La terapia non ci salverà, la diffusione del linguaggio terapeutico può legittimare la richiesta di aiuto e, allo stesso tempo, rischiare di trasformare esperienze umane in categorie rigide.

4. Il linguaggio psicologico ci sta facendo dimenticare gli altri?

Il linguaggio psicologico può portarci a cercare dentro la persona la spiegazione di esperienze che prendono forma nelle relazioni, nel lavoro e nel contesto sociale in cui viviamo.

Avere parole per raccontare ciò che proviamo può essere utile. Il rischio è che quelle stesse parole restringano il campo attraverso cui osserviamo il problema.

Se una persona parla di burnout, per esempio, possiamo concentrarci sulla sua capacità di gestire lo stress, di porre dei limiti o di trovare un equilibrio. Ma possiamo anche chiederci in quale ambiente lavora, quali richieste riceve, quali possibilità ha di sottrarsi a quelle richieste e quale idea di produttività condivide il contesto in cui vive.

Lo stesso può accadere nelle relazioni. Parole come gaslighting, ghosting o red flag possono aiutarci a nominare ciò che accade, ma possono anche portarci a cercare rapidamente caratteristiche e responsabilità nel singolo, perdendo di vista la relazione e la rete di significati dentro cui quel comportamento avviene.

La domanda allora può allargarsi: non soltanto “che cosa c’è in me o nell’altra persona?”, ma “che cosa sta succedendo tra noi e dentro quale contesto sta succedendo?”.

5. Come possiamo usare il linguaggio psicologico?

Non credo che la questione sia decidere quali parole possiamo o non possiamo usare.

La terapia non ci salverà ci aiuta: non nega l’utilità della psicoterapia, e insieme, interroga ciò che accade quando il linguaggio terapeutico diventa il modo principale attraverso cui interpretiamo noi, le altre persone e le relazioni.

Possiamo chiamare qualcosa gaslighting, riconoscere una red flag o parlare di overthinking. E poi continuare a farci domande.

Nel lavoro con unə psicoterapeuta online, una parola può essere l’inizio della conversazione, non necessariamente la sua conclusione. E, poi, esiste il mondo fuori dalla terapia.

Ecoansia: FAQ

Le domande più frequenti sull’ecoansia, tra esperienza personale, società e futuro

Il termine ecoansia (o eco ansia) viene usato per descrivere preoccupazioni, paure e altre emozioni legate alla crisi climatica e al futuro dell’ambiente. Ma una parola, da sola, non racconta come una persona vive tutto questo.

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La dottoressa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e psicoterapeuta interazionista, propone queste FAQ per affrontare il tema senza separarlo dal contesto personale, sociale, relazionale e politico nel quale prende forma. Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione in più sull’ecoansia o iniziare un percorso psicologico online puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

1. Che cos’è l’ecoansia?

Con ecoansia si fa riferimento a un insieme di preoccupazioni ed emozioni connesse alla crisi ambientale e climatica.

Definirla, però, non significa necessariamente spiegare quello che una persona sta vivendo. Dietro la stessa parola possono esserci paura per il futuro, rabbia, senso di impotenza, preoccupazione per le generazioni successive o domande sulle proprie possibilità di intervenire.

Per questo preferisco non partire dall’etichetta, ma da ciò che quella parola significa per la persona che la utilizza.

2. Come può essere vissuta l’ecoansia?

Non esiste un unico modo di vivere l’ecoansia. La stessa parola può assumere significati molto diversi a seconda della persona, della sua storia e del momento che sta attraversando.

Se leggendo o ascoltando il termine ecoansia qualcosa ti risuona, può essere interessante partire proprio da lì. Che cosa riconosci in quella parola? Una paura per il futuro? Un senso di impotenza? Una preoccupazione che ritorna? La difficoltà a immaginare alcuni aspetti della tua vita negli anni che verranno?

Dare un nome a ciò che si prova può essere un primo passaggio, ma la definizione non esaurisce l’esperienza della persona. Il lavoro con unə psicoterapeuta online può partire dai significati che attribuisci a ciò che senti, dal modo in cui entra nella tua quotidianità e dalle relazioni che costruisci con quello che accade intorno a te.

La psicoterapia può quindi diventare uno spazio in cui esplorare il proprio vissuto senza cercare necessariamente di ricondurlo a una definizione generale. La domanda non è soltanto “questa è ecoansia?”, ma “che cosa significa per me ciò che sto vivendo?”.

3. L’ecoansia è una patologia?

Parlare di ecoansia non significa parlare di una patologia individuale.

Ridurre tutto a qualcosa che accade “dentro” la persona rischia di lasciare fuori proprio il contesto nel quale quelle preoccupazioni nascono. La crisi climatica, le informazioni che riceviamo, le scelte collettive e la percezione del futuro fanno parte della costruzione di quei significati.

Nel confronto con unə psicoterapeuta online, la domanda può quindi cambiare: non soltanto “come faccio a non provare questa paura?”, ma “che significato ha per me e che cosa ne faccio?”.

4. Perché politica ed ecoansia vengono spesso collegate?

La percezione delle risposte della politica e delle istituzioni alla crisi climatica può entrare nel modo in cui viene vissuta l’ecoansia.

Sentirsi poco rappresentatə, percepire insufficienti le azioni dei governi o avere la sensazione che le decisioni di oggi compromettano il futuro può generare frustrazione, sfiducia o rabbia.

Questo può emergere anche nel rapporto tra generazioni. Chi è più giovane può percepire di dover affrontare in futuro le conseguenze di decisioni sulle quali oggi ha poco potere. Per alcune persone la preoccupazione ambientale si lega anche a una critica dei modelli economici, delle priorità politiche o dei rapporti di potere.

Sono modi diversi di attribuire significato a ciò che sta accadendo, non spiegazioni valide per tuttə. Parlare di ecoansia significa quindi poter considerare anche il rapporto tra esperienza individuale, istituzioni e società.

5. L’attivismo può aiutare ad affrontare l’ecoansia?

Per alcune persone trasformare la preoccupazione in partecipazione può cambiare il modo di vivere il rapporto con la crisi climatica. Per altre l’attivismo può diventare a sua volta fonte di fatica.

Non esiste una risposta valida per tuttə.

La dimensione collettiva può permettere di condividere significati, incontrare persone che vivono preoccupazioni simili e costruire possibilità di azione. Ma anche rabbia, delusione e senso di impotenza possono continuare a essere presenti.

Un percorso con unə psicoterapeuta online può offrire uno spazio nel quale esplorare anche queste contraddizioni, senza stabilire in anticipo quale debba essere il modo “giusto” di reagire.

6. Quando può essere utile parlarne con unə psicoterapeuta online?

Può avere senso farlo quando senti che le preoccupazioni legate all’ambiente, alla politica o al futuro stanno occupando uno spazio che vuoi comprendere meglio.

La psicoterapia non deve necessariamente avere l’obiettivo di eliminare l’ecoansia. Può partire da ciò che quella preoccupazione racconta del tuo modo di guardare il futuro, delle relazioni, delle responsabilità che senti e delle possibilità che riesci o non riesci a vedere.

Con unə psicoterapeuta online è possibile costruire una lettura che tenga insieme esperienza personale e contesto. Perché ciò che proviamo non nasce separato dal mondo nel quale viviamo.

Psicoterapia online: FAQ e domande frequenti

Le domande più frequenti sulla psicoterapia online: come funziona, a chi si rivolge e cosa serve per iniziare

Come funziona la psicoterapia online? È efficace? Cosa serve per iniziare? E come capire se può essere la modalità adatta a te? Sono domande che accompagnano spesso chi sta pensando di rivolgersi a unə psicoterapeuta online.

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La dottoressa Laura Princivalli, Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista da anni si occupa di psicoterapia attraverso i mezzi di comunicazione digitali e in queste FAQ risponde alle domande più frequenti sulla psicoterapia online. Se dopo aver letto hai ancora delle questioni aperte o desideri iniziare un percorso psicologico online, puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

1. Che cos’è la psicoterapia online?

La psicoterapia online è un percorso psicoterapeutico in cui l’interazione tra la persona e lə psicoterapeuta avviene a distanza attraverso strumenti di comunicazione digitale.

Il cambiamento prende forma proprio all’interno di questa interazione. L’online amplia le possibilità attraverso cui possiamo costruirla, i canali utilizzati, permettendo di incontrarsi anche quando ci si trova in città o Paesi diversi o in condizioni particolari.

2. Come funziona?

Una seduta di psicoterapia online si svolge generalmente in chiamata o in videochiamata e permette a terapeuta e cliente di vedersi, ascoltarsi e interagire in tempo reale.

Non occorrono particolari competenze tecnologiche. Servono una connessione internet, un computer, un tablet o uno smartphone e uno spazio nel quale sia possibile parlare con tranquillità.

Tempi, frequenza degli incontri e obiettivi del percorso vengono invece costruiti insieme. Non esiste una formula che possa essere stabilita allo stesso modo per tuttə, persone diverse arrivano in terapia con storie, esigenze e ragioni diverse.

3. La psicoterapia online funziona davvero?

La psicoterapia online è una modalità attraverso cui può essere costruita una relazione terapeutica a tutti gli effetti.

La domanda sull’efficacia è probabilmente una delle prime che ci si pone quando si valuta un percorso a distanza.

L’efficacia di un percorso comprende elementi quali l’interazione terapeutica, gli obiettivi costruiti insieme e ciò che accade nel corso del percorso, e ciò non dipende dal fatto che due persone si trovino nella stessa stanza o comunichino attraverso uno schermo.

4. A chi si rivolge?

La psicoterapia online può essere presa in considerazione da chi desidera iniziare un percorso psicologico e preferisce, per necessità o scelta, incontrare lə terapeuta a distanza.

Può essere una possibilità per chi vive lontano dallə professionista che vorrebbe contattare, per chi viaggia o si sposta frequentemente, per chi vive all’estero o semplicemente per chi preferisce organizzare le sedute senza aggiungere il tempo necessario per raggiungere uno studio.

La modalità online non stabilisce automaticamente se un determinato percorso sia indicato per una determinata persona. Questa valutazione fa parte dei primi incontri e viene costruita insieme allə professionista.

5. Psicoterapia online o in presenza: cosa cambia?

La differenza più evidente è il luogo dell’incontro: nella terapia in presenza cliente e terapeuta condividono uno spazio fisico, mentre nella psicoterapia online l’interazione avviene attraverso un mezzo digitale.

Questo modifica alcuni aspetti pratici, ma non trasforma necessariamente la natura dell’incontro terapeutico.

L’online permette, per esempio, l'accesso alla terapia a chi non ha le stesse possibilità di movimento e spostamento, o di scegliere unə professionista senza limitarsi alla propria città e di mantenere una maggiore continuità quando ci si sposta. Elimina inoltre i tempi necessari per raggiungere lo studio e tornare a casa.

La domanda, quindi, non riguarda quale delle due modalità sia migliore in assoluto. Può essere più utile chiedersi quale modalità permetta a te di costruire e portare avanti il percorso che stai cercando.

6. Cosa serve per iniziare un percorso di psicoterapia online?

Dal punto di vista tecnico serve poco: una connessione internet, un dispositivo che consenta la videochiamata e un luogo sufficientemente riservato per la seduta.

E serve una buona ragione.

Non ne esiste una universalmente corretta per iniziare una psicoterapia. Puoi avere una questione molto precisa che desideri affrontare oppure sentire semplicemente che qualcosa, nella tua vita o nel modo in cui stai vivendo una determinata situazione, potrebbe essere diverso.

Non devi già sapere già dove vuoi arrivare.

La psicoterapia online può essere il modo per partire.

Psicoterapia online e terapia affermativa

Psicoterapia online e terapia affermativa

Come scegliere unə psicoterapeuta online con un approccio LGBTQIA+ informed

Affrontare un percorso psicologico significa poter trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltatə e riconosciutə nella propria esperienza. Quando questo percorso riguarda, o semplicemente incontra, la propria identità di genere, poter contare su una professionista preparata su questi temi può fare la differenza.

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La Dott.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e psicoterapeuta interazionista, da anni accompagna persone trans sia nei percorsi clinici sia negli aspetti documentali che, in alcuni casi, possono accompagnare il percorso di affermazione di genere. Se leggendo questo articolo desiderassi avere maggiori informazioni o valutare un percorso di psicoterapia online, puoi contattarla all’indirizzo info@psicoterapeuta-online.com.

Psicoterapia online: uno spazio che parte dalla persona

Chi si avvicina a un percorso psicologico può farlo per motivi molto diversi: momenti di fatica, cambiamenti, difficoltà nelle relazioni, nel lavoro, nello studio o nella vita quotidiana. Questo vale anche per chi sta esplorando o ridefinendo il proprio genere. L’identità di genere può essere una parte significativa della propria esperienza, ma non esaurisce la complessità della persona e della sua storia.

La psicoterapia online può offrire uno spazio in cui esplorare questi aspetti insieme, dando valore a ciò che per la persona è importante in quel momento. In questo percorso, la conoscenza delle tematiche legate all’identità di genere e l’esperienza clinica in questo ambito permettono di orientarsi con maggiore consapevolezza, mantenendo al centro il dialogo e la costruzione condivisa dei significati.

Che cosa significa terapia affermativa

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di terapia affermativa. Con questa espressione non si intende un percorso orientato verso una scelta specifica, né un approccio che suggerisca una direzione prestabilita.

La terapia affermativa parte dal riconoscimento della persona, della sua esperienza e del modo in cui racconta sé stessa. Significa creare uno spazio in cui l’identità di genere non venga messa in discussione, ma possa essere accolta come uno degli elementi attraverso cui comprendere la storia, le relazioni e i significati che la persona costruisce nella propria vita.

Anche nella psicoterapia online, questo approccio permette di costruire un dialogo fondato sul rispetto, sulla curiosità e sull’ascolto, senza giudizi né interpretazioni che rischino di allontanarsi dall’esperienza portata dalla persona.

Che cosa significa un approccio LGBTQIA+ informed

Avere un approccio LGBTQIA+ informed significa possedere conoscenze specifiche sui percorsi, sul linguaggio e sulle esperienze che molte persone LGBTQIA+ possono incontrare nel corso della propria vita.

Questo non significa dare per scontato ciò che la persona vive, ma poter entrare nella relazione terapeutica con strumenti e riferimenti che permettono di orientarsi nei temi portati. Significa anche conoscere i percorsi di affermazione di genere e, quando necessario, la documentazione che può accompagnarli, integrando queste competenze all’interno della relazione terapeutica.

Per molte persone, scegliere una psicoterapia online significa anche cercare questo tipo di preparazione, insieme alla possibilità di trovare uno spazio accessibile, riservato e rispettoso.

Un percorso costruito insieme

Ogni percorso nasce dall’incontro tra persone diverse e non esiste un’esperienza uguale a un’altra. Anche quando il tema dell’identità di genere è presente, ciò che emerge durante la psicoterapia online riguarda spesso molti aspetti della vita: relazioni, lavoro, famiglia, progetti, cambiamenti e desideri.

Se senti il bisogno di uno spazio in cui portare la tua esperienza con serenità, un percorso di psicoterapia online può diventare un’occasione per costruire insieme nuove possibilità di comprensione, nel rispetto della tua storia e del tuo modo di essere.

Psicoterapia online: dare spazio a ciò che resta

Psicoterapia online: dare spazio a ciò che resta

Quando qualcosa continua a fare eco dentro di noi

Ci sono momenti della vita che non restano semplicemente nel passato. Accadono, finiscono, vengono raccontati poche volte, poi sembrano sistemarsi da qualche parte. Eppure, in alcune situazioni, tornano. Tornano in una frase, in un luogo, in una relazione, in una decisione da prendere.

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La Dott.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e psicoterapeuta interazionista, condivide la propria esperienza nell’accompagnare persone che sentono ancora il peso di esperienze difficili e propone una riflessione su come ciò che è accaduto possa continuare a prendere posto nella vita presente. Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più su questo tema o volessi iniziare un percorso psicologico online puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com

In questi casi, la psicoterapia online può aprire uno spazio diverso, dove non serve trovare subito una definizione, ma si può iniziare a osservare come quell’esperienza continui a muoversi nella vita di oggi.

Quando il passato entra nel presente

Un’esperienza difficile non agisce sempre in modo evidente. A volte si mostra nel modo in cui ci si fida, nel modo in cui ci si protegge, nel bisogno di controllare, nella fatica a lasciarsi andare o nella paura che certe situazioni possano ripetersi. Ogni persona costruisce il proprio modo di attraversare ciò che ha vissuto.

Per qualcuno il punto non è ricordare di più. Per qualcun altro non è dimenticare. A volte il passaggio più importante è comprendere che significato ha preso quell’esperienza nella propria storia. Che ruolo ha avuto. Che posto occupa oggi. Che cosa permette e che cosa limita.

Un percorso di psicoterapia online può aiutare a guardare questi movimenti senza trasformarli in colpe o difetti personali. Il lavoro non consiste nel dire alla persona come dovrebbe sentirsi, ma nel creare le condizioni per dare forma a ciò che è rimasto confuso, sospeso o troppo pesante da avvicinare.

Non tutto si risolve con una spiegazione

Quando qualcosa lascia un segno, spesso si cerca una spiegazione rapida. Perché succede? Perché proprio a me? Perché non riesco a comportarmi diversamente? Sono domande comprensibili, ma non sempre una risposta immediata cambia il modo in cui una persona vive sé stessa e le proprie relazioni.

L’approccio può partire da una domanda più aperta: in che modo questa esperienza continua a partecipare alla mia vita? In quali situazioni si fa sentire? Quali possibilità mi ha fatto perdere di vista? Quali risorse ho costruito mentre cercavo di andare avanti?

In questo senso, lo psicoterapeuta online può diventare un interlocutore con cui rileggere alcuni passaggi della propria storia. Non per cercare una versione unica e definitiva, ma per costruire nuovi modi di raccontarsi e di stare dentro le situazioni.

Uno spazio possibile, anche a distanza

La psicoterapia online può essere un primo passo per dare parola a qualcosa che, fino a oggi, ha continuato a farsi sentire senza trovare uno spazio in cui essere ascoltato.

Transizione di genere: FAQ (seconda parte)

Psicoterapia online e transizione di genere

La transizione di genere è un percorso identitario che si definisce nel viaggio, non nel punto di arrivo. La “transizione” appunto non ha regole già scritte né protocolli determinati. L’obiettivo, come arrivarci può essere costruito lungo la strada e l* professionist* al tuo fianco dipendono da come vuoi percorrerla. Come specificato nell’articolo precedente le prassi esistono nel caso in cui tu voglia affrontare passi di natura medico/farmacologica o burocratica, legale. In questo senso, l* psicoterapeuta è la prima figura che può essere al tuo fianco, e lo può fare mediante una psicoterapia online.

La Dr.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista, condivide la propria esperienza nell’accompagnamento nel percorso di transizione di genere raccogliendo le domande più frequenti e provando a rispondere. Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più in materia transizione di genere o volessi iniziare un percorso psicologico online puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com

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(…continua dal precedente articolo FAQ prima parte)

 

5.    In cosa può supportarmi l* psicoterapeuta online?

L* professionista scelt* per il supporto psicologico online può offrire sostegno per tutto ciò che riguarda la parte psicologica, dalla terapia alla documentazione richiesta, che per prassi riguarda il nulla osta da presentare all* medico endocrinolog* e la relazione da presentare all* giudice, in aggiunta al resto del materiale richiesto dall’avvocat* in sede di domanda di riassegnazione di genere.

6.    Di quante sedute avrò bisogno?

Come per ogni percorso psicoterapeutico, anche in questo caso è impossibile prevedere o stabilire anticipatamente un numero di sedute, sia ai fini della documentazione, sia ai fini dell’accompagnamento psicologico. Nel caso della psicoterapia privata online non esiste una regola sul numero di sedute minime, e, nonostante gli altri aspetti del percorso incrocino quelli psicologici e siano tema delle sedute, non determinano il numero delle sedute necessario.

7.    Posso affrontare il percorso anche per una transizione non binaria?

Ogni risposta fornita vale anche per i percorsi non binary, con l’eccezione della fase burocratica/legale in quanto non esistono casi in Italia e al momento non è possibile arrivare a una riassegnazione di genere “neutro” o una possibilità per sfilarsi dal binarismo maschio/femmina poiché non previsto nel nostro ordinamento. Per tutto ciò che riguarda sia il percorso psicologico, sia le prassi legate al percorso endocrinologico, si rimanda alle risposte fornite finora.

8.    Quando si considera finito il percorso psicologico ai fini della transizione di genere?

Il percorso psicologico giunge al termine in una comune consapevolezza di esaurimento del lavoro, e così del senso dell’accompagnamento.  Nel caso della transizione di genere l’unica particolarità riguarda l’eventuale necessità di produrre ulteriore materiale documentale successivamente al termine del percorso psicoterapeutico. In tal caso sarà necessario riconfigurare un nuovo rapporto terapeutico impostando un nuovo obiettivo, con la consapevolezza che tale eventualità rimane anticipabile nella fase di chiusura della psicoterapia online.

 

“Il percorso di psicoterapia online è una costruzione del percorso di transizione di genere dove ogni passo è creato e nulla è imposto come prestabilito, necessario, o irreversibile.”

Transizione di genere: FAQ (prima parte)

Psicoterapia online e transizione di genere

La transizione (o riassegnazione) di genere è un percorso e in quanto tale vive tempi, modi e fasi molto soggettive. Proprio per questo se ti stai interrogando sul tema probabilmente stai trovando molto materiale online, poca chiarezza e ancora meno risposte utili. Questo dipende dal fatto che è un tema (e con esso tutto l’ambito che lo riguarda) in continua e veloce evoluzione, sotto tutti i punti di vista. Inoltre, se dal punto di vista legale si fa tutt’ora riferimento alla Legge del 1982, le prassi che ne conseguono non sono standard, ma appartengono a un processo sempre in discussione.

Per ciò che concerne l’accompagnamento psicologico al percorso, è possibile affidarsi anche a un* psicoterapeuta online, che svolga la professione privatamente e che sia adeguatamente preparat* sul tema.

La Dr.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista, condivide la propria esperienza nell’accompagnamento nel percorso di transizione di genere raccogliendo le domande più frequenti e provando a rispondere. Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più in materia transizione di genere o volessi iniziare un percorso psicologico online puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com

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1.    Da dove iniziare?

Il percorso di transizione di genere inizia con te, con le tue regole e i tuoi tempi, soprattutto con i tuoi obiettivi. Non ci sono protocolli da seguire, ciò che abbiamo sono una serie di prassi che scandiscono i passi del percorso, non tutte necessarie a meno che l’obiettivo non sia quello di riassegnazione di genere e la rettifica del sesso nel documento. In questo senso il supporto psicologico è certamente il primo step, che permette di affrontare il resto. L* psicoterapeuta, oltre ad accompagnarti in questo momento, è la figura a cui viene richiesto anche il nulla osta dal medico endocrinolog* ai fini dell’inizio del percorso farmacologico.

2.    Da quale età?

In Italia non ci sono indicazioni o limitazioni rispetto all’età dalla quale si possa iniziare la transizione di genere.

3.    Di quali figure professionali avrò bisogno?

Le figure professionali che solitamente si incontrano durante il percorso riguardano il come una persona vuole affrontare la transizione, se voglia un supporto psicologico, se richieda una terapia ormonale, e se voglia arrivare al cambio dei documenti o affrontare interventi chirurgici. In genere le prime figure a cui si fa riferimento sono un* psicolog* o psicoterapeuta e il/la medico endocrinolog* che permettono l’inizio del percorso dal punto di vista psicologico e ormonale. Successivamente se si volesse passare a un piano legale la figura di riferimento sarà un* avvocat* che si occupi di portare avanti la richiesta di riassegnazione.

4.    Quali sono le tempistiche di una transizione di genere?

Le tempistiche non sono prevedibili dall’inizio. Le variabili riguardano sia ciò che accade sul piano personale durante il percorso, il e i coming out, il vissuto di passing, le tempistiche dettate dalle consapevolezze che pian piano emergono, si costruiscono e danno forma all’immaginario di ciascun*; sia un ambito prettamente burocratico dettato dai tempi della giustizia.

 

“La transizione di genere è, in ogni caso, un percorso tuo, che puoi costruire secondo i tuoi tempi e le tue regole costruendo e ricostruendo l’identità che ti appartiene.”

 

 

 

‘Trova psicologo’: la ricerca di questi anni

Come cercare l* psicolog* psicoterapeuta online

‘Trova psicologo’, come se fosse una barra di ricerca, è una delle richieste che giornalmente vengono fatte a internet. Trovare un* psicolog* o psicoterapeuta online è una delle modalità attualmente più diffuse per chiedere aiuto. E chiedere aiuto è una possibilità sempre più sdoganata, una delle carte nel mazzo, non più solo il jolly da nascondere attentamente. E se certo l’ambiente online costruisce la privacy ricercata, il boom di richieste permette di leggere un’esigenza ma anche una soluzione a portata di mano, di sempre più mani.

La Dr.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista con questo articolo prova a descrivere questo nuovo contesto socio-culturale, oltre che individuale, sempre più attratto che non spaventato dalla richiesta di sostegno.

Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più, o volessi iniziare un percorso psicologico online con lei o i/le suoi/sue collaboratori/trici puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

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Modalità ‘trova psicologo’: on

Che l* psicoterapeuta sia una figura di accompagnamento e non solo di emergenza è una buona notizia: nel momento di difficoltà puoi non essere sol* e puoi non chiederti quanto sia grave la situazione prima di prendere in considerazione di affrontare un percorso. Un piccolo pezzo di percorso, o un viaggio più lungo, in ogni caso qualcosa che puoi e potete valutare, costruire durante la strada. L’obiettivo è proprio la costruzione: di risorse, di opzioni, di biografie, di storie, di nuove vie, e entrare in modalità ‘trova psicologo’ (per dirla come se fossimo in un videogioco) significa non attendere ma mettersi in movimento, o magari fermarsi ma con la consapevolezza di quello che vogliamo porci in fondo, o almeno durante, il cammino.

Il supporto che viene richiesto riguarda infatti vari tipi di questioni, problematiche, scogli, ostacoli, disturbi e anche intralci enormi. Per questi e altri motivi si digita la parola psicologo, psicologa o psicoterapeuta online nella tastiera, e si gioca la carta dell’attenzione alla propria salute psicologica.

 

Prospettive

Gli studi sulla questione sono vaghi e recenti proprio per la vicinanza di questo nuovo approccio alla terapia. I fattori di svolta riguardano il mondo del web, certamente, i social, la condivisione anche globale in certi casi, ma molto spesso fissano il turning point nella pandemia, più precisamente dal 2020, più o meno. E questo perché il picco di chiamate ai centralini e ai siti si è riversato proprio in quei mesi, dove tutto era nuovo, incerto e anche alzare una mano, in stato di emergenza, sembrava più concesso. E allora ‘trova psicologo’ è diventata una delle barre di ricerca dei nostri motori di ricerca: per gli individui, le coppie, le famiglie, il mondo del lavoro, la scuola, la casa, le relazioni.

“In ogni caso, dare spazio al proprio benessere psicologico è una conquista, e poterla condividere può esserlo anche di più: la psicologia è più efficace ‘tra’ le persone e nei loro contesti, molto più che individualmente, ‘dentro’ ognuno. Registrare queste richieste di aiuto è costruttivo, per ciascun* e per tutt* noi.”

Bonus psicologo 2024: tutti i dettagli

Tutte le novità sul bonus psicologo 2024

Il bonus psicologo 2024 è stato confermato. Previsto nella Legge di Bilancio del 2023 che lo aveva esteso per i due anni successivi alla sua approvazione: 2023 e 2024, nella Circolare  n. 34 del 15 febbraio 2024 è stato confermato con la presentazione delle istruzioni per l’accesso nell’anno in corso.

La Dr.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista, è tra le professioniste aderenti all’iniziativa per garantire aiuto psicologico online usufruendo del bonus. In questo articolo fornisce maggiori dettagli in merito alle modalità per usufruire del bonus psicologo 2024 e racconta come funzionerà la richiesta del sussidio per quest’anno. Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più, o volessi iniziare un percorso psicologico online con lei o i/le suoi/sue collaboratori/trici puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

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Cosa, quando e come: le regole del bonus psicologo 2024

Il bonus psicologo è un beneficio nato con lo scopo di porre attenzione e dare supporto alla salute psicologica dei cittadini e delle cittadine attraverso un contributo fino a 1500 euro a persona per chi abbia un ISEE inferiore a 50.000 euro.

Il bonus è spendibile per sessioni di psicoterapia presso specialisti regolarmente iscritti negli elenchi degli psicoterapeuti e che abbiano dato la propria adesione all’iniziativa presso il CNOP (Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi).

I requisiti per il bonus psicologo 2024 sono: avere la cittadinanza italiana e la residenza in Italia al momento della domanda, e un ISEE inferiore a 50.000 euro.

La domanda online è sottoscrivibile presso la pagina servizio Bonus Psicologo INPS dal 18 marzo al 31 maggio 2024, accendendo con lo SPID.

 

E poi? Ultimi step

Una volta fatta la richiesta l’Istituto pubblicherà una graduatoria con i nominativi dell* beneficiari* divisa per regione e provincia di residenza, il cui ordine riguarderà il momento in cui è stata fatta e l’ISEE indicato. Il bonus è utilizzabile da 180 giorni dalla data dell’accoglimento della domanda online. L’erogazione dell’importo spettante (quota massima di 50 euro a seduta) è erogato direttamente dall’INPS all* professionista che si sarà premurato di confermare l’avvenuta seduta sul sito indicando il codice univoco del* beneficiari*.

 

Considerazioni

La salute psicologica è diventata, in particolare dopo il periodo di pandemia e lockdown, un tema di grande interesse, e sta attraversando un momento di svolta, non solo con la diffusione della psicoterapia online, ma anche con l’aumento della richiesta e della discussione sul tema. Chiedere aiuto psicologico sta diventando più facile e più accessibile, e questo è stato involontariamente dimostrato anche dall’iniziativa del primo bonus psicologo nel 2022: sono stati stanziati i fondi per un decimo delle domande che sono arrivate, lasciandoci a una riflessione sul tipo di anticipazione che spesso viene fatta sulla cultura della terapia in Italia.

"Lo stesso bonus psicologo 2024 non è stato certo da subito, e non è l’unico modo con cui si possa, collettivamente, affrontare la questione, ma può essere una delle modalità."

La salute psicologica emerge sempre più come tema di tutt*, trasversale alle persone e ai contesti.

Ecoansia e aiuto psicologico

Costrutto di ecoansia e contesto

L’ecoansia è stata definita nel 2017 dall’American Psychological Association come uno stato ansioso, di preoccupazione per una catastrofe ambientale. Nonostante si tratti di un tema ancora poco studiato e approfondito ha avuto, e continua ad avere, un grande impatto nell’attuale narrazione sulla crisi climatica e l’attenzione all’ambiente. Il termine ecoansia è stato largamente diffuso e utilizzato dai mass media rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni nell’indicarla come la nuova malattia del secolo.

La Dr.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista con questo articolo prova a offrire una finestra sul tema, collocando il supporto psicologico online tra le possibilità per affrontare la paura. Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più, o volessi iniziare un percorso psicologico online con lei o i/le suoi/sue collaboratori/trici puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

psicologo online

 

Ecoansia e psicoterapia

La patologizzazione dell’eco ansia che si sta delineando rischia di essere semplificativa e poco costruttiva da un punto di vista terapeutico. Come spesso accade il pericolo è quello di confondere la delegittimazione del vissuto e del narrato con una generica attenzione per la salute mentale. Se leggendo il termine ecoansia qualcosa ti è risuonato, all’interno di quella familiarità si snodano i tuoi significati attribuiti a quella singola parola. L’esplorazione delle luci che si sono accese, il tuo modo di identificarle e viverle è uno dei passi della psicoterapia; dar loro un nome, magari una forma è un altro passo. Ciò che si genera durante il percorso va oltre la terminologia mediatica, la definizione: raggiunge consapevolezze e letture del mondo di cui hai bisogno. L’obiettivo da costruire e ricostruire insieme che possa guidare la terapia parte da tutte queste considerazioni che sono di contesto e di contenuto all’eco ansia.

 

La condivisione come possibilità

In un interessante articolo di Letizia Molinari su ecoansia ed ecorabbia si allarga il concetto: “..quando si legge su Lancet che la metà dei giovani tra i 16 e i 25 anni soffrono per la crisi climatica, non possiamo trattarla come una nevrosi personale ma occorre una riflessione sul significato collettivo di questo malessere[..]”.

Fondando gli approfondimenti sul tema non solo sulla salute psicologica individuale ma anche sulle relazioni interpersonali e le cornici socio-culturali è opportuno ampliare il costrutto e metterlo a disposizione di tutt*. Ed è così che il percorso di psicoterapia offre lo strumento dell’elaborazione, dell’analisi del proprio vissuto e costruisce contemporaneamente la competenza di condivisione, crea un immaginario di contributo personale e sociale porgendo possibilità di interconnessione con l* altr* e con sé stess*.

La conclusione di Molinari riguarda un approccio terapeutico a tutti gli effetti: “il sintomo (e dunque l’ansia) è il tentativo (disperatissimo) del nostro corpo di resistere individualmente a un dolore ancora più grande (il mondo che brucia), forse collettivamente i nostri corpi (insieme) possono produrre altre modalità di resistenza meno autodistruttive e più efficaci.”

 

“L’idea è che collettivo e individuale diventino strumenti l’uno per l’altra, che si influenzino fino a codeterminarsi, allo scopo di perseguire la salute mentale e allo stesso tempo ambientale.”