Paura della guerra: parliamone con una psicoterapeuta online

Laura Princivalli
Marzo 7, 2022
Est. Reading: 3 minutes

Come parlare, affrontare e gestire la paura della guerra

Dal 24 febbraio 2022 la guerra è improvvisamente più vicina a tutt* noi. Fino a poco prima i conflitti mondiali, che pur hanno sempre distrutto città, case e famiglie, sembravano lontani, soprattutto, non parevano avere effetti sulla vita quotidiana della maggior parte di noi, qui in Europa. Ora a qualche migliaio di km, nel cuore dell’Europa, le bombe di un governo, altrettanto vicino, stanno cadendo su città e persone sotto i nostri occhi e non sappiamo quale sarà l’evoluzione della situazione, né tanto meno le sue conseguenze. Ciò che è accaduto è l’avvento di un pensiero nella vita di molte persone, prima mai sfiorate da questa preoccupazione. Le energie psicologiche che molte persone stanno impegnando in questo evento sono superiori a ogni previsione, le domande che passano per la testa e arrivano sulla scrivania di vari professionist* nel mondo psicologico riguardano in generale la paura della guerra: ci riguarderà direttamente? Come questo conflitto toccherà me e i miei cari? Come posso aiutare quelle persone? Come impatterà economicamente? Come ne parlo? Come proseguo la mia vita? Come cambierà tutto?

La Dr.ssa Laura Princivalli, psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia e Psicoterapeuta interazionista, prova a rispondere, o, in questo caso, a non rispondere, a questa generale ansia collegata alla situazione internazionale in corso.  Se leggendo questo articolo volessi avere qualche informazione o chiarimento in più, o volessi iniziare un percorso psicologico online con lei o i/le suoi/sue collaboratori/trici puoi contattarla a info@psicoterapeuta-online.com.

psicologo online

 

Che cosa riguardano le domande e le ansie legate al conflitto?

L’articolo di questo lunedì nasce dalle narrazioni ascoltate durante l’ultima settimana, di persone che hanno cercato un supporto psicologico online e hanno portato il loro vissuto legato al momento storico attuale, e dei mezzi di comunicazione (social media, televisioni, giornali) che stanno trasmettendo informazioni e sensazioni dal fronte.

La paura della guerra porta con sé una rottura biografica e sociale del progetto personale e mondiale che ciascun* costruisce. Nell’immaginario presente e futuro, nel “nostro mondo” europeo, soprattutto occidentale/continentale di pace, nessun* prende in considerazione la guerra, che appare ipotesi remota, certamente più di una pandemia, e lontana, un tipo di condizione “che non ci riguarda”. Il bombardamento, purtroppo letterale, e metaforico mediatico a cui abbiamo assistito in questi giorni, ha spezzato in un attimo un implicito dato per scontato nella nostra società, sottoponendoci a una nuova destabilizzazione. Le domande e la paura della guerra, dunque, raccontano di: destabilizzazione, impreparazione, e vacillazione delle prospettive.

Paura della guerra: come gestirla?

Innanzitutto, non provando a gestirla. La situazione attuale per definizione spaventa proprio per la sua caratteristica di non dipendere direttamente dalle proprie scelte. Partecipare e contribuire è possibile, gestire cercando modo di avere un qualche “potere di controllo” sull’evento no. La guerra ai tempi dei social media e di internet permette di essere conness*, vicin*, informat* ed aggiornat* in tempo reale, in tempi record. Ogni refresh di dirette o aggiornamenti non avrà effetto sull’andamento delle cose, ogni ricerca compulsiva di informazioni non permetterà di avere potere sulle informazioni trovate. Ogni risata soppressa, ogni invito rifiutato, ogni vacanza evitata per “rispetto delle vittime” non ha effetto sugli eventi né sulle loro conseguenze. Nemmeno il giudizio sulle azioni altrui in questo senso. Gestire non può essere l’obiettivo da porsi di fronte a una guerra.

“E quindi come usiamo la nostra paura della guerra? Provando a trovare il nostro modo per essere vicin* alle persone che la subiscono militarmente ed economicamente, promuovendo e mettendo in atto azioni “umane”, per sapere e far sapere che nessun* è sol*, e che c’é  sempre qualcun*, se le cose si rompono, pront* a tenderci una mano.”

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